In sintesi
- 🎬 Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli
- 📺 Rai 1, ore 21:30
- 📖 Un biopic poetico e visionario sulla vita di Giovanni Pascoli, che racconta il poeta attraverso il lutto, la memoria e la famiglia, mostrando il suo lato più ribelle e anticonformista, con una forte attenzione alla ricostruzione storica e all’estetica cinematografica.
Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli, Giuseppe Piccioni, Federico Cesari e Benedetta Porcaroli sono le grandi entità che dominano la prima serata di oggi. E per chi ama i biopic d’autore, la poesia, le storie italiane che intrecciano memoria e cinema, la proposta di Rai 1 è una di quelle da non lasciarsi scappare: alle 21.30 arriva in prima assoluta Zvanì – 1ª TV, il film che ha riportato sotto i riflettori la figura tanto amata quanto poco conosciuta davvero di Giovanni Pascoli.
Perché “Zvanì” è il titolo più interessante della serata
Giuseppe Piccioni firma un biopic atipico, che evita la trappola del “compitino scolastico” e costruisce invece un viaggio intimo e visivo nella vita del poeta. Il film si apre con un’immagine potentissima: il treno funebre che nel 1912 trasporta la salma di Pascoli da Bologna a Barga. È un espediente narrativo semplice ma geniale, che richiama direttamente Funeral Train di Paul Fusco, un riferimento quasi nerd ma centrale per comprendere l’estetica sospesa del film. Su quel treno, la sorella Mariù (una bravissima Benedetta Porcaroli) diventa il nostro punto di vista, la nostra guida nel mondo fragile, dolente e visionario di Zvanì.
Federico Cesari veste i panni di Pascoli con una delicatezza sorprendente, lontana dalla caricatura scolastica. Il suo Zvanì è un giovane inquieto, segnato da traumi giganteschi – l’assassinio del padre, la povertà, la separazione dalle sorelle – ma anche animato da un’anima ribelle che il grande pubblico spesso ignora: Pascoli è stato davvero un giovane sovversivo, vicino alle idee anarchico-socialiste, più vicino agli studenti arrabbiati che al poeta mite che ci insegnano a scuola.
Piccioni e lo sceneggiatore Sandro Petraglia raccontano tutto questo con una struttura à rebours, fatta di ricordi, apparizioni, lettere in sguardo in macchina e momenti quasi medianici. È un film che gioca con il confine tra reale e poetico, proprio come faceva Pascoli nei suoi versi.
Zvanì: Cast, stile e piccoli dettagli che faranno felici i più appassionati
Il cast è una delle sorprese più positive. Al fianco dei due protagonisti, troviamo Liliana Bottone nel ruolo della sorella Ida e un sorprendente Luca Maria Vannuccini come Raffaele. Piccole ma incisive le apparizioni di Riccardo Scamarcio e Margherita Buy, che aggiungono peso senza rubare la scena. Per chi ama i film in cui la recitazione è centrata su gesti minimi e parole pesate, qui c’è pane per i denti.
A livello visivo, “Zvanì” è una dichiarazione d’amore a luoghi come Barga, Castelvecchio e le zone della Val d’Orcia: le riprese (ottobre-novembre 2024) restituiscono una Toscana sospesa, quasi metafisica, perfetta per accogliere i fantasmi interiori del poeta.
- Le scenografie e i costumi sono di altissimo livello e ricostruiscono con precisione l’Italia umbertina e post-risorgimentale.
- Le scene poetiche, con Pascoli che recita e “dialoga” con i defunti, sono uno dei veri marchi di fabbrica dell’operazione.
A livello critico, il film è stato accolto in modo piuttosto caloroso, pur con qualche riserva sul ritmo lento e sulla narrazione molto discorsiva. Ma per una prima serata televisiva, questi aspetti diventano quasi un pregio: è il tipo di film che ti avvolge piano, senza strattoni, lasciando spazio a immagini, dettagli e parole che hanno il tempo di sedimentare.
Perché vale la pena recuperarlo oggi
“Zvanì” parla di lutto, memoria, famiglia e radici. Temi che non invecchiano mai, anzi: oggi hanno un peso ancora più forte. Rilegge Pascoli non come il poeta del “fanciullino” che tutti abbiamo studiato, ma come un uomo attraversato da cicatrici profonde, un intellettuale anticonformista, uno spirito inquieto che ha usato la poesia come forma di resistenza al dolore.
Il lascito culturale del film è interessante: da un lato restituisce vitalità a un gigante della nostra letteratura, dall’altro mette in scena un modo diverso di raccontare i biopic italiani, meno statico e più coraggioso, con una vena visionaria che da anni si vede raramente nei titoli nostrani.
Per chi ama la tv generalista, infine, è un segnale importante: Rai 1 punta su una prima serata colta ma pop, in prima visione, con un film che arriva direttamente dal circuito festivaliero (Giornate degli Autori alla Mostra di Venezia 2025). Un modo elegante per iniziare la settimana.
Se cercate una storia intensa, raffinata, con una fotografia che resta negli occhi e una ricostruzione storica mai pedante, questa è la scelta giusta per la vostra serata.
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